Governo bocciato a settembre sulla giustizia
Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci
e Franco Uda, responsabile Arci carcere e giustizia
Roma, 11 settembre 2008
E' senza via d'uscita la strada intrapresa dal Governo sui temi della giustizia. L'idea del Ministro di attuare un cosiddetto "piano svuota carceri" la dice lunga sulla difficoltà di governare un aumento della popolazione detenuta che porterà gli istituti di pena ad una condizione ancora peggiore di quella precedente all'indulto, con un rischio reale di deflagrazione sociale al proprio interno. Le misure indicate, come quella del braccialetto o del rimpatrio dei detenuti stranieri nei propri Paesi d'origine, sono costosissime, inefficaci e sbagliate e stanno provocando anche all'interno della maggioranza vistose spaccature. La destra oggi deve prendere atto che seminando vento si raccoglie spesso tempesta. La deriva securitaria e repressiva con cui le forze politiche di maggioranza hanno infiammato gli istinti più barbari della pancia del Paese, seminando demagogiche paure e raccogliendo facile consenso, sembra arrivata al capolinea. In questi ultimi anni si è continuato a produrre paure e insicurezza, si é sostituita la risposta sociale con quella penale, si è alimentato il conflitto orizzontale col prossimo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Paese carico di odio e di rancori, che guarda al proprio futuro con paura, che baratta le proprie libertà civili con la presunta sicurezza derivante da un controllo asfissiante del territorio, che dimentica la vera emergenza della criminalità organizzata che invece continua a prosperare e a tenere sotto controllo intere aree del territorio nazionale. L'approvazione parlamentare dell'indulto nella passata legislatura, votato anche dalle destre e poi strumentalmente scaricato sul Governo Prodi, era di fatto l'unico punto di partenza dal quale realisticamente poter ristabilire un processo virtuoso di contenimento della popolazione detenuta. Ma è stato un processo incompleto e quindi efficace solo per poco tempo. E' necessario avviare un corso lungo e complesso che riduca il tasso di crescita attuale dei detenuti attraverso l'abrogazione di alcune leggi repressive come la Bossi-Fini e la ex-Cirielli; che si approvi un nuovo Codice penale sulla base della proposta della commissione Pisapia, che di fatto riformi il sistema depenalizzando molti reati e definendo nuovi e più ampi percorsi di esecuzione penale esterna; che si abbandoni l'impianto del disegno di legge Berselli e invece si estendano le condizioni di applicabilità della legge Gozzini; che si rafforzino le politiche di contrasto all'esclusione sociale, le uniche in grado di garantire una vera sicurezza e la valorizzazione delle reti solidaristiche del Paese.
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